di Domenico Vito
Editoriale
Sta finendo Gennaio, primo mese di quest’anno iniziato con eventi pirotecnici…Sicuramente
Partiamo con ordine , dalla notte di Capodanno notte di festa che si è trasformata in notte di tristezza.
Su HubZine Italia che spesso ha trattato il tema del coinvolgimento giovanile, abbiamo aspettato a commentare questa vicenda.
Primo per rispetto per le vittime
Secondo perché a noi piace commentare quando il clamore dello scoop , lascia spazio all’attenta riflessione
L’evento di Crans-Montana, ha scioccato tutti
E’ stato un film macabro che ci ha colpito tutti da dentro….
Per la tragedia,
Per l’assurdità
Per le amare prese di coscienza
Crans-Montana è stato come un grande falò acceso in alta quota: elegante, ben organizzato, visibile da lontano. La metafora del mondo che brucia
Attorno alle fiamme siedono i leader, decisori, élite sicure di sé, che si scaldano le mani parlando di stabilità, crescita e futuro. Ma quel fuoco non è neutro. Per alimentarlo, qualcuno continua a gettare legna presa più a valle: sono i giorni che non verranno, le opportunità negate, il tempo sottratto alle nuove generazioni.
Chi pagherà infatti le guerre, le decisioni tardive che i nostri leader non hanno preso?
Mentre il falò arde, i giovani non sono invitati a sedersi in cerchio. Sono il bosco silenzioso che brucia lentamente, trasformato in combustibile per mantenere viva un’illusione di controllo. Ogni promessa non mantenuta, ogni rinvio, ogni compromesso miope è una scintilla che cade sul terreno secco del loro futuro. Le fiamme illuminano il presente, ma anneriscano l’orizzonte.
Crans-Montana diventa così una metafora potente: un vertice che parla di domani usando il linguaggio di ieri, mentre consuma il domani stesso. Il calore immediato rassicura chi è già al sicuro, ma il fumo sale e offusca il cielo di chi dovrà respirarlo più a lungo. E quando il falò si spegnerà, resteranno solo cenere e un terreno impoverito, su cui ai giovani verrà chiesto, ancora una volta, di ricostruire.
Bruciare il futuro dei giovani non è un gesto improvviso: è un incendio lento, alimentato da decisioni che privilegiano la continuità al cambiamento. Crans-Montana, in questa metafora, non è solo un luogo, ma un momento in cui il mondo adulto sceglie di scaldarsi oggi, anche se questo significa lasciare i più giovani al freddo domani.
L’economia del petrolio alla ribalta
Il 2026 come anno delle addebbiatura, ed del ritorno al fossile
Oramai è chiaro, i leader – per mancanza di capacità e comprensione – hanno abbandonato la transizione energetica e la grande sfida dell’azione climatica.
Questo quantomeno nell’Occidente progredito.
A partire dagli Stati Uniti, faro dell’umanità dove Trump, comprendendo ormai la debolezza del suo paese, istericamente vuole riportare l’orologio ai bei tempi che furono spingendo un modello economico fortemente dipendente dal petrolio — un’economia fossile che rafforza i combustibili di ieri invece di investire nelle energie di domani dall’altro — e dall’altro interviene militarmente in Venezuela, un Paese con le più grandi riserve petrolifere del pianeta, per controllare direttamente queste risorse e inserirle nel suo disegno energetico globale (l’attacco e la successiva acquisizione di petrolio sono vue come legate all’accesso alle risorse) . Il petrolio, quindi, diventa la legna che alimenta il falò: visibile, potente e immediatamente redditizia per pochi, ma devastante per la salute a lungo termine del nostro pianeta.
Mentre questi fuochi vengono nutriti — in conferenze, decisioni economiche e azioni geopolitiche — la giovane foresta di sogni e alternative sostenibili si indebolisce. I giovani alzano gli occhi verso il cielo, ma vedono solo fumo e cenere, mentre le decisioni odierne bruciano risorse future, opportunità di innovazione pulita, equità climatica e sicurezza collettiva. In questa immagine, il falò ben visibile divora ciò che potrebbe invece essere un terreno fertile per crescita, prosperità e futuro, sacrificando il domani sull’altare di interessi economici a breve termine.
Guerra, petrolio, nuove generazioni….tutto sembra andare in fumo.
Crans-Montana, l’economia del petrolio di Trump e il conflitto venezuelano diventano così simboli di un presente che sta bruciando il futuro dei giovani, trasformando i sogni in fumo anziché in nuove radici.
Il cambiamento climatico non sparisce
E tutti noi pensavamo che era solo un sogno, che sarebbe bastato “bannare” la parola per evitare che il fenomeno si ripresentasse che si era tutta una bolla, come quella della finanza, del COVID-19, dell’AI.
E invece la realtà, la veste brusca della natura non può mettersi dietro le quinte….perché è lo scenario.
Il cambiamento climatico continua a mordere, appare in forme predette e non credute, come il ciclone Harry, un ciclone mediterraneo, simile al mostro mitologico Tifone, figlio di Gea e dei Tartari che quasi distrusse l’Olimpo.

Anche se non è l’Olimpo, il ciclone sta distruggendo la nostra bellissima Sicilia , le coste Calabre e tanto altro ricordandoci che la grande opera del nostro paese non è il ponte bensì porre fine al dissesto idrogeologico.
Questo è quello che accade a Niscemi dove un intero belvedere è stato sventrato da una frana causata dalle piogge estreme generate proprio da Harry.
Dall’altra parte del globo e dell’atlantico, laddove la parola climate viene vietata in una New York dove nasce una nuova star degli ANTI – MAGA , la città viene coperta da una coltre di neve
Se non smette non fa male
In questo inizio frastornante di anno, la nostra attenzione è presa da eventi repentini e contingenti.
Ma non abbiamo lasciato il 2025 risolto.
Tra chi reclama Nobel per la pace, chi tituba , volenterosi e tregue Ucraina e Gaza sono li a soffrire
Non fa più scoop, non fa più ascolti .
Il nostro sistema limbico ha represso lo sdegno. Il dolore non fa più male ma è parte del quotidiano.
Non vogliamo più spendere parole ma preghiere

Gli spari sopra sono per voi
E come se non bastasse il fuoco non è solo quello di Cran Montana, non è quello dei missili e delle bombe.
E’ anche quello delle pistole e dei coltelli
Renee Nicole Good, 37 anni, Alex Pretti, 37 anni Youssef Abanoud Safwat Roushdi Zaki 19 anni, Anomimo Marocchino di San Donato Milanese .
L’un contro l’altro armati .ma non siamo all’era di Napoleone siamo nel 2025.
Quante vittime ancora….dobbiamo accettare in questa era di negazionismo dell’uomo e del rapporto con la natura.
La visione dell’interregno di Gramsci
In questi momenti bui, bisogna guardarsi dentro , discernere.
Capire che anche noi nel nostro intimo siamo parte di una soluzione.
Lo sdegno è fine a se stesso se non si trasforma in speranza attiva, l’indifferenza è solo procrastinazione.
E quindi,
E quindi capita che un influencer inglese di 20 anni di fa riscoprire Antonio Gramsci
Un inglese che fa riscoprire Gramsci ad un italiano….quando non sappiamo valorizzare e dare dignità alla nostra cultura … …(ndr)
Antonio Gramsci elabora nel 1929, la nozione di interregno nei Quaderni del carcere per descrivere una fase storica di crisi profonda, in cui il vecchio ordine sociale e politico è in declino mentre il nuovo non è ancora in grado di affermarsi [1]. Celebre è la sua affermazione: «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati» (2). L’interregno non è quindi una semplice transizione temporanea, ma una condizione strutturale di instabilità, caratterizzata da conflitti, incertezze e regressioni. Vi ricorda qualcosa

Nella visione gramsciana, l’interregno è strettamente connesso alla crisi di egemonia (3). Le classi dominanti non riescono più a garantire il consenso attraverso le forme tradizionali di direzione culturale, morale e politica, e tendono a mantenere il potere principalmente tramite strumenti coercitivi (4). Parallelamente, le classi subalterne non dispongono ancora di una sufficiente capacità organizzativa e culturale per costruire una nuova egemonia alternativa. Questa doppia incapacità produce una situazione di sospensione storica, in cui il sistema appare bloccato.
All’interno dell’interregno emergono i cosiddetti fenomeni morbosi, che Gramsci interpreta come risposte distorte al vuoto di direzione politica e intellettuale (2). Populismi, autoritarismi, nazionalismi aggressivi e forme di irrazionalismo non rappresentano una vera soluzione alla crisi, ma tentativi provvisori di restaurare l’ordine senza trasformarlo radicalmente (5). Essi sono sintomi della difficoltà delle società moderne nel produrre nuovi orizzonti condivisi.
Gramsci attribuisce un ruolo decisivo agli intellettuali organici e ai partiti politici nel superamento dell’interregno (6). Solo attraverso la costruzione di una nuova cultura politica, capace di organizzare il consenso e di unificare interessi sociali diversi, può nascere un nuovo blocco storico.
L’interregno, dunque, non è un destino inevitabile, ma una fase critica in cui la storia rimane aperta alla possibilità di trasformazione.
Ed in tutto questo marasma che ci da ansia che ci disperde noi dobbiamo vedere questo….La possibilità di trasformazione.
Perchè è proprio perchè ci rifugiamo nel vecchio senza aprire al nuovo che viviamo fenomeni morbosi che saranno sempre più morbosi se non apriamo gli occhi…
Grazie Gramsci per aver dato contorno ai mostri del nostro tempo.
Grazie Gramsci per permetterci di de-mitizzarli.
La nostra responsabilità ora è di non perdere la speranza
e per farlo dobbiamo smettere di bruciare il nostro futuro….con tutte le metafore che questo significa
Riferimenti
[1] Gramsci, A.: Quaderni del carcere. Einaudi, Torino (1975).
[2] Gramsci, A.: Quaderni del carcere, Quaderno 3. Einaudi, Torino (1975).
[3] Gramsci, A.: Quaderni del carcere, Quaderno 13. Einaudi, Torino (1975).
[4] Gramsci, A.: Scritti politici. Editori Riuniti, Roma (1971).
[5] Liguori, G.: Gramsci conteso. Interpretazioni, dibattiti e polemiche. Editori Riuniti, Roma (1996).
[6] Gramsci, A.: Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura. Einaudi, Torino (1949).
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