Belém do Pará, Amazzonia. — Con una marcia imponente che ha attraversato la città il 15 novembre, oltre 70.000 persone hanno dato vita al momento più partecipato del Vertice dei Popoli (Cúpula dos Povos), anticipando la lettura della dichiarazione finale avvenuta il giorno successivo. Un mosaico sociale composto da comunità indigene, movimenti contadini, lavoratrici, sindacati, giovani, popolazioni nere e periferiche, pescatori tradizionali, donne, comunità LGBTQIAPN+, abitanti delle foreste e delle acque: un’alleanza internazionale radunata nella capitale morale dell’Amazzonia per denunciare l’ingiustizia climatica e politica che segna il nostro tempo.

Declacaction da Cupula dos Povos

La Dichiarazione della Cúpula rappresenta il culmine di oltre due anni di lavoro collettivo, fatto di assemblee territoriali, scambi di saperi e processi di partecipazione diffusa. Nel testo, il modello capitalistico globale e il potere delle multinazionali — nei settori minerario, energetico, agroindustriale e tecnologico — sono identificati come cause principali dell’aggravarsi della crisi climatica e sociale. La denuncia è netta: l’attuale sistema di produzione, estrazione e consumo genera devastazione ambientale e amplifica disuguaglianze, precarietà e violenza contro i popoli.

Giustizia climatica dal Sud globale

Il documento ribadisce come le comunità più vulnerabili — popolazioni nere, indigene, periferiche, donne e giovani — siano quelle che pagano il prezzo più alto degli eventi climatici estremi, spesso senza accesso a politiche di adattamento, infrastrutture resilienti o percorsi di riparazione. Contro il razzismo ambientale, la Cúpula richiama la necessità di politiche pubbliche integrate che garantiscano diritto alla città, servizi essenziali, soluzioni basate sulla natura e trasporti pubblici accessibili.

La dichiarazione denuncia inoltre il fallimento del multilateralismo climatico, incapace — dopo decenni di conferenze — di affrontare le cause strutturali dell’emergenza. La transizione energetica, osservano i movimenti, sta avvenendo sotto la stessa logica estrattivista che ha guidato l’economia fossile: più rinnovabili, sì, ma senza riduzione delle emissioni, e con nuovi processi di accumulazione nelle mani delle grandi imprese.

Territori vivi, sovranità e autodeterminazione

Tra le proposte centrali emerge il riconoscimento del ruolo cruciale dei popoli indigeni nella protezione degli ecosistemi. La Cúpula chiede demarcazione e protezione immediata dei territori, deforestazione zero, ripristino ecologico e fine delle attività estrattive nelle aree sensibili, a partire dall’Amazzonia. Accanto a ciò, rivendica una riforma agraria popolare, basata sull’agroecologia, come strumento per garantire sovranità alimentare, nutrire le popolazioni e raffreddare il pianeta.

Il Vertice richiama anche la dimensione internazionale dei conflitti e delle ingiustizie: condanna le guerre, il militarismo, la criminalizzazione dei movimenti sociali e la violenza contro i difensori dei territori. Particolarmente dura è la denuncia del genocidio del popolo palestinese e il sostegno al movimento globale per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni.

Economia della vita e transizione giusta

Uno dei passaggi più innovativi riguarda l’importanza del lavoro di cura e della riproduzione sociale, riconosciuto come fondamento della vita e dell’economia. La Cúpula afferma che la giustizia climatica non può esistere senza giustizia femminista, autonomia delle donne e valorizzazione dei lavori essenziali, oggi invisibili e non retribuiti.

Sul piano economico, la dichiarazione propone una transizione energetica popolare, sovrana e democratica, con fine immediato dell’era fossile, investimenti pubblici e tassazione delle grandi imprese responsabili della distruzione socioambientale. Chiede inoltre un sistema di finanziamento climatico libero dalle istituzioni che perpetuano la disuguaglianza (FMI e Banca Mondiale) e fondato sulla riparazione storica del debito ecologico del Nord globale.

Un appello all’organizzazione globale dei popoli

La Cúpula si chiude con un invito potente: unire le lotte e costruire un internazionalismo dei popoli capace di superare l’attuale fase di crisi politica, sociale ed ecologica. La dichiarazione non è soltanto una denuncia, ma un’agenda politica: difesa dei territori, diritti dei popoli, democrazia radicale, economia della vita, pace e solidarietà internazionale. Un manifesto che arriva da Belém ma parla al mondo intero, invitando le comunità globali a trasformare ogni territorio in una “trincea della lotta internazionale”.

In vista della COP30, che si terrà proprio a Belém nel 2025, la dichiarazione della Cúpula dos Povos si configura come uno dei documenti più importanti prodotti dalla società civile globale negli ultimi anni: un richiamo profondo a ripensare la governance climatica dalla prospettiva dei popoli e dei territori, rimettendo al centro la vita, la giustizia e la dignità.

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Di admin