di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici

Nuove forme lavorative e nuovi modelli possono essere applicati.

Una sfida che si presenta all’umanità è la riconversione ecologica dei modelli di sviluppo e lavorativi e del sistema di sostenibilità globale per uno sviluppo umano che tenga in considerazione fondamentalmente il bene comune.

La  ricorrenza del Primo Maggio rappresenta ormai da tantissimi anni una data in cui tutti i lavoratori del mondo uniti riescono a rivendicare i loro diritti.

Cosa è avvenuto in tutti questi anni e quali risultati si sono ottenuti?

Ricordiamo la conquista delle otto ore occupazionali e moltissimi diritti a tutela di tutti i lavoratori, ricordando le nuove forme di sfruttamento relative ai dipendenti a partita iva  e gli operai, a cui viene tolto ogni diritto con la promessa di guadagni irraggiungibili: oggi molto è ancora da fare.

Assistiamo alla trasformazione del mondo del lavoro che sempre più si focalizza sul capitale economico, i mercati e le transazioni finanziarie a discapito del diritto del lavoratore.

Troppo spesso facciamo riferimento alla riattuazione di modelli che ormai pensavamo appartenenti alla Storia passata, modelli di sfruttamento, con condizioni lavorative ingiuste, disumane e feroci, ma questi fenomeni oggi riemergono con rinnovato, e soprattutto negativo vigore e questo fa sì che il lavoratore sia sempre più pressato e ridotto a merce di scambio.

Il mondo capitalistico si ripresenta sempre alla stessa maniera

Il capitalismo e le sue forme: la fabbrica, il lavoro di sfruttamento e un modello di sviluppo che ricorda ancora il periodo della rivoluzione industriale piuttosto che una nuova frontiera alla quale noi oggi dovremmo puntare. Senza tralasciare i lavoratori autonomi e con partita iva che attualmente costituiscono una parte sempre più rilevante del mondo occupazionale.

Nuove sfide si presentano all’umanità e una di queste deve essere la riconversione ecologica dei modelli di sviluppo e lavorativi e del sistema di sostenibilità globale e mondiale.

Cosa ci differenzia dal passato?

La tecnologia può essere alleata del futuro dell’umanità. Nuove forme lavorative e nuovi modelli possono essere applicati e sostenuti e non, come al contrario accade, calpestati dalla finanza globale.

In molte parti del mondo si assiste alla crescita di nuove pratiche volte a creare città a misura di persona, sul modello della smart city, dove la tecnologia comincia a essere alleata dell’uomo e dell’umanità. 

Auto elettriche, modelli energetici alternativi, produzione di energia elettrica rinnovabile

Ma perché tutto questo non si attiva e non si mette in pratica? 

Forse perché “qualcuno”, il potere, ha interesse a mantenere lo status quo e a continuare a fomentare guerre per il dominio e il controllo del petrolio e delle risorse energetiche fossili.

Viviamo un periodo storico dove sempre più spesso emergono nuovi problemi, a livello mondiale, che mettono in discussione il nostro modello di sviluppo.

Dove potrebbe arrivare l’uomo se mantiene questi ritmi di sfruttamento delle risorse e questi arcaici sistemi di sviluppo?

La salute pubblica e la stessa vita del lavoratore possono essere messe in discussione al fine di una crescita esponenziale della produzione?

Lavorare per vivere o vivere per lavorare? o peggio lavorare per morire?

Ora e sempre più, in modo consapevole, sembra che questo modello attuale ci ponga davanti al quesito che la salute del lavoratore non sia equiparata alla necessità di crescita e di sviluppo.

Questi sono tutta una serie di quesiti che noi oggi dobbiamo porci e tenere a mente affinché le lotte condotte in questi anni dai lavoratori per raggiungere e ottenere diritti, oltre a non essere vanificate, siano uno sprono per tutti noi nel continuare nella estenuante ricerca di una salvezza e di uno sviluppo umano che tenga in considerazione fondamentalmente il bene comune, le risorse di nostra madre terra e il rispetto di ogni sua forma di vita.

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