La memoria storica, chiave per un’utopia realizzabile fondata su pace, convivenza e interculturalità

di Laura Tussi

Dal ricercatore Fabrizio Cracolici all’attore e scrittore Moni Ovadia, passando per Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto e tanti altri. Sono numerosi i protagonisti e le protagoniste di un percorso di divulgazione e diffusione di una cultura della pace che va avanti da anni con l’intento di gettare le basi per un mondo migliore, un’utopia realizzabile. La chiave di volta per riuscirci? La memoria.

Era l’aprile del 2009 con Fabrizio Cracolici e in collaborazione con la biblioteca e la giunta del Comune di Senago, un paese dell’hinterland milanese, abbiamo presentato il mio primo libro dal titolo Memorie e Olocaustocon Moni Ovadia, che nell’occasione ha devoluto tutta la sua spettanza agli operai dell’azienda Metalli Preziosi, una fabbrica locale che ha chiuso i battenti per fallimento. In quell’occasione Ovadia ha pronunciato parole molto forti e dure, ma al contempo incoraggianti per tutti gli operai licenziati in tronco presenti e anche per la sottoscritta, allora giovane studentessa.

Con quell’evento ha avuto inizio il nostro impegno pubblico in collaborazione con Fabrizio Cracolici. Anche Moni Ovadia ci ha spronato a declinare in pubblico i contenuti e gli alti ideali dei nostri scritti e dei nostri saggi e a organizzare sempre presentazioni pubbliche come poi così è stato fino ad ora.

Video con Moni Ovadia e Laura Tussi per il 25 Aprile

DIVULGARE VALORI

Inizialmente con il partigiano e deportato Emilio Bacio Capuzzo – che ha vissuto in prima persona la resistenza,la deportazione e l’antifascismo e che ci ha lasciati all’età di 91 anni nel 2017– abbiamo portato la nostra testimonianza diretta e indiretta in molte sezioni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e ovunque vensse richiesto il nostro supporto politico, sociale e culturale.

Con Fabrizio dal 2009 abbiamo scritto molti libri per la Mimesis-Edizioni e in tutto questo tempo abbiamo organizzato e siamo stati protagonisti di oltre 500 iniziative. Nel nostro percorso di nonviolenza attiva abbiamo incontrato molte persone amiche e anche personalità con cui continuiamo a collaborare, da Antonio Pizzinato a Andrea Gallo a Alex Zanotelli, da Vittorio Agnoletto a Giorgio Cremaschi a Maurizio Acerbo a Paolo Ferrero e molti altri ancora. Non ci stanchiamo mai di portare tra la gente un messaggio di speranza per un mondo migliore anche se la congiuntura attuale è davvero pessima e addirittura tragica e siamo solo a 90 secondi dalla mezzanotte nucleare. 

Ma noi continuiamo imperterriti nel nostro impegno, nella nostra azione nonviolenta e disarmista. E continuiamo a annunciare l’importanza del diritto internazionale per il disarmo nucleare universale insieme alla campagna internazionale Ican per l’abolizione degli ordigni e delle armi di distruzione di massa nucleari e per il disarmo nucleare universale, che è stata insignita del premio Nobel per la pace nel 2017. A questa rete internazionale sono affiliate una decina di associazioni per la pace sul territorio italiano e almeno 500 realtà impegnate per la nonviolenza e per il disarmo in tutto il mondo.

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA

Con Moni Ovadia, durante la presentazione del 2009, pronunciai queste parole: «Attualmente risulta necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale. Sono sempre stata motivata dalla ricerca, dalla divulgazione culturale per l’importanza del valore educativo, per la trasmissione di contenuti significativi alle giovani generazioni, seguendo i miei maestri, gli intellettuali, come il mio caro amico Moni Ovadia, sempre attivo civilmente e moralmente, politicamente, in strenue battaglie sociali di verità, giustizia e libertà».

Noi riteniamo infatti che lo studio e la crescita culturale abbiano una validità morale ed educativa quando posti al servizio degli altri, per i principi sociali, etici e civili, per i diritti universali imprescindibili della persona, sanciti dalla carta costituzionale democratica. Nel sistema formativo inteso come ideale comunità educante, l’impegno culturale della testimonianza, del ricordo, della narrazione, del racconto e del recupero e della trasmissione del valore di memoria storica, individuale, collettiva e mai condivisa, costituiscono il filo rosso per non dimenticare.

Lo studio e la cultura devono dunque motivare le giovani generazioni alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valori fondanti la pace e la convivenza

Memoria degli eventi che hanno formato e segnato la coscienza di chi li ha vissuti e, dopo, di chi li ha conosciuti, con il dovere di ricordare. Memoria e memorie come modalità interculturale e pedagogica in ambito sociale e comunitario, quale supporto valoriale alla riappropriazione del sentimento etico e civile di un’appartenenza identitaria universale, composta di molteplici alterità, ibridazioni e commistioni umane nella pluriappartenenza etnica al territorio, ai territori nella loro rivalorizzazione ambientale ed ecologica, anche a livello educativo, didattico, sociale e culturale e lavorativo.

Memoria e memorie della città, nelle sue forme, nei suoi monumenti, nelle sue case. Contro l’alienante espropriazione del soggetto-persona nella perdita di punti di riferimento e di ideali classici, soppiantati dall’imperante massificazione consumistica e dal mito capitalistico dell’ efficientismo sfrenato e del primato dell’economico, imposti dal sistema.

Memoria e memorie di noi donne e uomini, delle nostre idee che si sviluppano nel tempo dell’esperienza, come risorsa interiore, soggettiva, esistenziale di intima festa emozionale, di incontri, dialoghi, rapporti, progetti, da ripartecipare e sperimentare, nella dimensione comunitaria, negli ambiti di intervento sociale, educativo ed associazionistico di partecipazione militante e attivismo culturale nei vari settori occupazionali e lavorativi a livello territoriale.

ORA TOCCA ALLE NUOVE GENERAZIONI

Lo studio e la cultura devono dunque motivare le giovani generazioni alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valori fondanti la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.

“La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.

Coniugare la memoria storica consiste nella necessità della costruzione di una coscienza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza e la riflessione nelle comunità, nelle città, nel mondo. Per un’utopia realizzabile, a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano e nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.

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