Di Andreas Massacra

Sapevo che la Georgia era bella, me l’avevano detto in molti. Non pensavo però fosse così bella: dall’ecclettica Tbilisi all’arcaica Mestia, dalla remota Stepantsimnda alla moderna Batumi. Bella e variegata. Nel paese, infatti, si passa dalle calde piane delle Mingrelia al mare d’Agiaria, dalle morbide colline di Cachezia, foriere di dolce vino, alle aspre vette di Svanezia che ti guardano, e forse ti giudicano, dall’alto dei loro eoni.


Data la carenza infrastrutturale, il viaggio in Georgia va fatto on the road, noleggiando una macchina e godendosi gli spettacolari paesaggi. In aereo si può sbarcare a Tbilisi o a Kutaisi, ma ad ogni volo internazionale che atterra a Kutaisi (la vecchia capitale) corrisponde una navetta, un pulmino, che porta a Tbilisi in piazza della Libertà in circa 4h (per 230 km).

Proprio da qui, da Tbilisi, che iniziamo il reportage. Governata da Kaladze, ex difensore del Milan, la città è la capitale della Georgia e con il suo milione e centomila abitanti racchiude un terzo dei georgiani (in una superficie che è sette volte Milano).

Eccola Tbilisi, estesa, calda, trafficata, eclettica perché in essa si sovrappongono e convivono stili ed epoche: dal medioevo al razionalismo sovietico, dal rinascimento al post moderno.

Panorama Tbilisi

La città offre quindi cose da vedere per tutti i gusti. Piazza della Libertà, ex piazza Lenin, è la grande piazza della Rivoluzione delle Rose, imperniata su una colonna alla cui sommità troneggia una statua dorata di San Giorgio che uccide il drago, di recente fattura. Da questa piazza, che risente molto dei grandi spazi dell’urbanistica sovietica, si raggiunge facilmente la vecchia Tbilisi (se invece si prende la grande via Rustaveli, si incontrano i palazzi del potere). Passeggiando tre le vie della città vecchia ne si respira la parte antica, quella che ha subito devastazioni e ricostruzioni. Lì si trova la millenaria Basilica di Santa Maria (VI secolo d.c. ), la Chiesa di Metekhi con l’imperiosa statua di re Vakhtang, su un piccolo promontorio sporgente sul fiume Kura, proprio prospiciente la fortezza medievale di Narikala, posta su un’altura cittadina.

La fortezza di Narikala

Fortezza ormai in rovina, che all’epoca della sua fondazione (VII secolo) doveva apparire ben grande, ma che per i mongoli, con il loro vasto impero, era semplicemente Narin Qala (piccola fortezza). Dentro e dietro di essa si nasconde però anche il sontuoso orto botanico, con fiumi e cascate. Ma Tbilisi non è solo antichità, è vita e storia recente. E allora vediamo, accanto alle vecchie mura il moderno Ponte della Pace, poi la grande, scenografica e suggestiva Sameba, la nuovissima e imponente cattedrale della Santissima Trinità, sede della metropolia di Georgia, fatta costruire a partire dal 1995 dal magnate e oligarca Ivanishvili.

Sameba, la nuova cattedrale

Testimonianza, questa, di quanto ancora la costruzione di una chiesa, una grande opera, sia più utile al potere che la sistemazione di strade e quartieri popolari, che non godono, invero, di ottima salute. Tbilisi è però altro ancora: è la collina di Mtatsminda con il suo parco divertimenti e la sua ruota panoramica, dalla quale si gode di una eccellente vista dall’alto di tutta la città. Ai piedi della collina si trova anche la chiesa di San Davide, tutta affrescata nel XVIII secolo, nel cui sagrado si trova il Pantheon georgiano: qui si possono vedere le tombe dei più importanti uomini di cultura del paese, da Ilia Chavchavadze a Zviad Gamsakhurdia, da Keke Geladze (madre di Stalin) a Giorgi Kvinitadze, da Barsov a Solomon Dodashvili.


Tomba di Chavchavadze al Pantheon

Tbilisi è estesa e offre anche diversi lidi balneari, presso il lago “Lisi”, un grande bacino idrico artificiale, costeggiando il quale (più di 11 km) si arriva alle “cronache di Georgia”, un complesso megalitico contemporaneo, che su 16 colonne alte 35 metri ripercorre, in bassorilievi, la storia della Georgia.

Complesso megalitico delle Cronache

La città è un po’ come la Grande Mela, non dorme mai, e si possono trovare ristoranti di tutti i tipi: ovviamente vale la pena di mangiare georgiano. I ristoranti che propongono cibo georgiano sono numerosi e restano aperti fino a tardi. Qui come a Kutaisi, possono gustarsi degli ottimi khinkali, sfiziosi involtini di pasta ripieni di carne trita e spezie e gli mzvadi, spiedini di carne (pollo o maiale) speziata e grigliata. La città, dal traffico caotico, è meglio girarla a piedi oppure in taxi. Prima di lasciare la città è bene concedersi un po’ di relax ai Bagni Orbeliani, le famose terme sulfuree di Tbilisi, tanto amate e tanto lodate da Pushkin, con la loro facciata in stile andaluso tempestata di maioliche celesti.

Le terme moresche

Tbilisi si lascia in molte direzioni, e noi la lasciamo in direzione sud-est, per andare a Sighnaghi, in Cachezia, la storica regione produttrice di vini. La città, arroccata su una collina, offre uno splendido paesaggio sulla regione, con le sue savie colline.

Veduta di Singhnagi

La specialità del luogo sono i funghi: fritti o ripieni di formaggio poco cambia. Sono ottimi lo stesso. Prima di una obbligatoria degustazione di vino, è altrettanto d’uopo una sosta al complesso monastico di Santa Nino: fondato nel IX secolo nel luogo dove l’evangelizzatrice della Georgia ha trascorso i suoi ultimi anni, offre due chiese, una del secolo XII e una del secolo XVII.

Complesso monastico di Santa Nino

Nella piccola città natale di Dodashvili (1500 abitanti circa), si trovano tra le viuzze, diverse cantine, che offrono degustazione di vino, accompagnato con crostini di pane e tipico formaggio in salamoia. La regione produce sia il bianco che il rosso. Il primo ha tendenzialmente un colore paglierino, il secondo è invece un po’ più dolce rispetto a quanto il nostro palato sia abituato ad aspettarsi da un rosso. La città, fondata da Eraclio II di Cachezia, è contornata da 4 km di mura e vale la pena essere visitata, per vedere i cortiletti delle case e le chiesette…

Cortili di Singhnagi

Chiesette di Singhnagi

… ed è in qualche modo catartico fermarsi a parlare con qualche anziana signora che, ai margini di una chiesa, vende le sue churchkhela, il dolce tipico della regione, un filotto fatto di dolce pasta di noci. Difficile non innamorarsi di questa piccola città.

Complesso monastico di Santa Nino

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