Di Magali Prunai

Mentre cercavo on-line alcune informazioni sui simboli magici legati alla città di Torino, mi sono imbattuta in siti, blog e video di sedicenti maghi che promettono filtri d’amore, lettura delle carte, oroscopo personalizzato o assistenza nel capire se siamo streghe o maghi. Ovviamente a pagamento, c’è chi sostiene che se siamo “perseguitati” da sequenze numeriche, siamo empatici e amanti della natura sicuramente abbiamo una connessione con un altro mondo e possediamo dei poteri che vanno scoperti, studiati approfonditi. Per farlo contattare il mago di turno.

Senza entrare nel merito della questione, se si vuole credere a certi poteri e si vuole pagare chi aiuta in tal senso, finché si tratta di pratiche lecite, si è liberissimi di spendere i propri soldi come meglio si crede. Ma perché credere alla magia e al soprannaturale?

Fin da sempre l’uomo cerca di spiegare l’ignoto trovando soluzioni semplici e alternative. Ciò che non si conosce spaventa e per non vivere nella paura costante si cercano delle spiegazioni, non per forza razionali. Se un tempo per spiegarsi il temporale si iniziò a credere a un dio arrabbiato che mandava la pioggia sulla terra a distruggere i raccolti, nel Medioevo erano altre le pratiche che lasciavano una certa inquietudine. Inquietudine alla quale, inevitabilmente, si univano altri pretesti che, alimentati dall’ignoranza, ingrandivano il terrore percepito dal popolo.

Se una donna, considerata meno intelligente e per questo poco istruita, era guardata con sospetto se conosceva proprietà di erbe o era l’ostetrica del villaggio, sicuramente l’essere molto anziana, magari un po’ burbera, avere un gatto nero come animale di compagnia e, se giovane, avere i capelli rossi non giocava proprio a suo favore. Subito il sospetto si insinuava nel villaggio e qualsiasi evento nefasto le veniva ricollegato in qualche modo.

A quel punto partivano le indagini, o presunte tali, l’arresto e l’interrogatorio. La mal capitata veniva sottoposta a tortura, a qualsiasi forma di abuso, a conclusione dei quali dichiaravano di essere qualsiasi cosa venisse loro richiesto. Uno dei sistemi per capire se si aveva davanti una strega era di buttarla in un lago o in fiume. Se sapeva nuotare certamente era una strega, se moriva affogata allora poverina era innocente. Da esercitarsi fin dalla nascita a nuotare in apnea. Se non sottoposte alla verifica del nuoto, dopo aver confessato di essere delle streghe, le donne venivano bruciate sulla piazza principale, nel disprezzo generale. Non si moriva tanto arsi vivi, ma più che altro intossicati e soffocando per via del fumo.

Insomma, che si tratti del Medioevo o di un’epoca più recente, capri espiatori perfetti, soggette a ogni tipo di vessazione e infamia, sono sempre le donne.

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