PER FAVORE NON CHIAMATELO DISTANZIAMENTO SOCIALE

di Magali Prunai

Un modo di dire che sicuramente caratterizzerà il 2020 negli anni a venire e del quale non ci dimenticheremo tanto presto è sicuramente “distanziamento sociale”. Una pratica grazie allaquale rimaniamo a una certa distanza dagli altri e che, indossando le mascherine e attuando i giusti accorgimenti igienici, rende più difficoltoso il contagio da Covid19 ma, anche, da qualsiasi altro tipo di malattia infettiva.

Se tutti, sempre e non solo in questo difficile momento, ci lavassimo le mani regolarmente e con frequenza, se evitassimo di sternutire o tossire in faccia agli altri ogni volta che siamo congestionati, se ogni volta che abbiamo un’alterazione di qualunque tipo evitassimo uno stretto contatto fisico con gli altri e così via sicuramente molti dei famosi malanni di stagione si potrebbero evitare o, quantomeno, ridurre.

Quando l’Europa e il mondo intero si sono accorti che questa volta non si trattava di un banale raffreddore invernale ma di altro, il concetto di distanziamento sociale è diventato la regola ferrea che tutti dobbiamo seguire e perseguire, tanto che nell’autunno 2020 i malanni stagionali sono notevolmente diminuiti. Complice anche il fatto che si esce di meno, soprattutto le categorie più a rischio, e che il grosso del lavoro è ralizzato da casa attraverso l’altrettanto ben noto “smart working”.

Distanziamento sociale vuol dire non stare troppo vicino agli altri perché tutti siamo dei probabili untori, inconsapevoli trasmettitori di un virus che ignoriamo di avere e col quale potremmo contagiare persone più fragili di noi o contagiarci.

Ma queste due paroline male si accostano fra loro. Se pensiamo al significato proprio dei due termini la prima idea che si affaccia alla mente è quella di stare isolati, da soli, non a contatto col mondo. Un allontanamento dalla quotidianeità, dalla convivenza civica, asserragliati nella propria abitazione, con elmetto e fucile, pronti a sparare a chiunque si avvicini.

Un concetto che ha fatto tremare le menti più fragili, gente che vive sola e non ha più avuto rapporti stretti con amici e parenti per paura di far ammalare o ammalarsi. Paure che mai devono abbandonarci finché un’autorità superiore a noi, un’autorità scientifica intendo, non ci dica che siamo finalmente fuori pericolo. Ma le nostre menti come reagiscono e hanno reagito al distanziamento sociale?

Molti psicologi e psichiatri hanno messo in guardia, fenomeni quali la depressione sono aumentati notevolmente nei mesi del lockdown e si teme che più si perseguirà l’idea del distanziamento sociale e più saranno destinati a peggiorare.

Si è confuso, forse, il distanziamento fisico con quello dalla società. Allora perché non cambiare terminologia, evocando così un’immagine di tutela e salvaguardia diversa dallo stare da soli, in solitaria come degli eremiti.

Lontani dagli altri sì, ma solo fisicamente. Scambiare due chiacchiere col vicino, con la persona in coda insieme a noi al supermercato o all’edicola, col farmacista etc.etc. non è pericoloso, l’importante è mantenere naso e bocca coperti, lavarsi le mani e non avvicinarsi troppo. Riusciamo a sentirci anche se parliamo a un metro di distanza. Ovviamente, se avvertite sintomi influenzali, prima di farvi prendere dal panico immaginandovi già in terapia intensiva a lottare fra la vita e la morte (quello lasciatelo fare solo a noi ipocondriaci), contattate il medico di base e distanziatevi anche socialmente. Potreste salvare una vita senza neanche saperlo.

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